ONU, la scelta del successore di Guterres si complica: i candidati in lizza

La scelta del successore di Guterres si complica: i candidati in lizza e il processo di voto al Consiglio di Sicurezza.

Un gruppo di candidati si presenta davanti all'assemblea generale per la scelta del prossimo segretario generale delle Nazioni Unite
Un gruppo di candidati si presenta davanti all’assemblea generale per la scelta del prossimo segretario generale delle Nazioni Unite

La scelta del successore di Antonio Guterres alla guida delle Nazioni Unite entra nel vivo questa settimana, con il Consiglio di Sicurezza che inizia le votazioni per valutare i candidati papabili. Il processo, complesso e segreto, si svolgerà in un contesto di tensioni geopolitiche e di richieste di riforme interne all’organizzazione. Il prossimo segretario generale dovrà ottenere il sostegno di nove membri del Consiglio di Sicurezza, ma dovrà evitare il veto di uno dei cinque membri permanenti: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito.

La rotazione geografica e i candidati in lizza

Il prossimo segretario generale è atteso da una delle regioni del mondo, in base al principio di rotazione. Per la maggior parte dei candidati, si tratta di figure provenienti dalle Americhe, con quattro donne e tre uomini in competizione. Tra i nomi più frequentemente citati, spicca Rafael Grossi, ex direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), che ha gestito questioni delicate come il programma nucleare iraniano e la situazione in Ucraina. La sua candidatura, però, non è sostenuta da tutti i Paesi, e il processo di voto è segnato da un’opacità che ha suscitato critiche.

La candidatura di Michelle Bachelet è sostenuta da Messico e Brasile, ma il Cile ha ritirato il suo appoggio dopo l’insediamento del presidente di estrema destra José Antonio Kast. L’ex presidente del Cile ha espresso la necessità di un segretario generale che sia “la voce della moralità”, anche sotto la pressione delle grandi potenze. La sua posizione è chiara: l’organizzazione non dovrebbe essere giudicata solo in base a “pace e sicurezza”, ma anche in base alle sue azioni in materia di sviluppo e diritti umani.

Un processo segreto e un’organizzazione in crisi

Il processo di voto al Consiglio di Sicurezza è stato reso più trasparente, ma resta comunque segreto. I membri del Consiglio ricevono penne dello stesso colore e schede bianche per evitare che i votanti siano riconoscibili. La votazione iniziale, tesa a sondare il terreno, viene ripetuta finché i membri permanenti non decidono di passare alle schede colorate. La scelta del candidato dipende in gran parte da accordi sottobanco tra i membri permanenti, che detengono il diritto di veto.

La candidatura di Maria Fernanda Espinosa, ex ministra dell’Ecuador, non è sostenuta dal suo Paese, che ha proposto la sua candidatura. L’ex ministra degli Esteri e della Difesa difende le Nazioni Unite come “l’unica piattaforma universale per affrontare le sfide comuni dell’umanità”, ma auspicando ulteriori riforme. Ha anche suggerito la creazione di un meccanismo di “allerta precoce” per prevenire i conflitti prima che scoppino. La candidatura di Carolyn Rodrigues-Birkett, ex ministra degli Affari Esteri della Guyana, rappresenta un’alternativa più giovane e diversa, che punta a ripristinare la “credibilità” delle Nazioni Unite. La sua posizione è chiara: l’organizzazione non dovrebbe essere giudicata solo in base a “pace e sicurezza”, ma anche in base alle sue azioni in materia di sviluppo e diritti umani. Il processo, sebbene migliorato, rimane in mano ai cinque membri permanenti, che detengono il potere decisivo.