Trump apre alle auto cinesi, industria USA chiede di mantenere le porte chiuse prima dell’incontro con Xi
L’industria automobilistica statunitense chiede a Trump di mantenere le porte chiuse ai produttori cinesi prima dell’incontro con Xi Jinping.
Le sei associazioni dell’industria automobilistica statunitense, che rappresentano case come General Motors, Toyota, Ford, Stellantis e Tesla, hanno scritto a Donald Trump il 18 settembre 2026 per chiedere di mantenere il mercato statunitense chiuso ai produttori cinesi. La lettera arriva dopo l’apertura del presidente a fabbriche cinesi negli Stati Uniti e prima dell’incontro con Xi Jinping, atteso alla Casa Bianca la settimana successiva. I marchi cinesi hanno oggi quota zero nel mercato americano, e l’industria teme che un’apertura possa spostare posti di lavoro da aziende radicate negli Stati Uniti verso aziende controllate dal governo cinese.
Le norme USA e il divieto alle auto cinesi
La lettera è stata firmata da Alliance for Automotive Innovation, American Automotive Policy Council, Autos Drive America, MEMA, National Automobile Dealers Association e Zero Emission Transportation Association. I firmatari chiedono di “mantenere le politiche che tengono la porta ben chiusa ai produttori cinesi che vogliono vendere, importare o costruire veicoli negli Stati Uniti”. La tempistica non è casuale: il presidente cinese Xi Jinping è atteso alla Casa Bianca la settimana successiva, e la senatrice democratica del Michigan Elissa Slotkin ha segnalato che Xi potrebbe portare con sé dirigenti di BYD, ipotesi che secondo lei lascerebbe intendere trattative in corso per importazioni o insediamenti cinesi negli Stati Uniti.
La Connected Vehicle Rule, norma in vigore dal marzo 2025, vieta il software e l’hardware di origine cinese o russa sulle auto connesse vendute negli USA dal modello 2027 e l’hardware dal modello 2030. La norma, finalizzata a gennaio 2025, è il risultato di una politica di chiusura al mercato cinese, che ha già escluso Polestar, marchio di Geely, mentre Volvo, anch’essa di proprietà cinese, non è stata inclusa nel divieto. Le fonti non chiariscono il criterio che distingue i due marchi.
La lettera arriva dopo che Trump ha espresso disponibilità a valutare produzioni cinesi negli Stati Uniti.
Le politiche europee e la pressione cinese
La pressione cinese non si limita ai mercati statunitensi: in Europa, l’Unione Europea ha imposto dazi compensativi tra il 7,8% e il 35,3% sulle auto elettriche costruite in Cina, in vigore dal 30 ottobre 2024 per cinque anni. La decisione è il risultato di un’indagine aperta d’ufficio nell’ottobre 2023, che ha rilevato la crescita del mercato delle elettriche cinesi nell’Unione Europea, raggiunta il 14,1% nel secondo trimestre 2024. La pressione cinese si estende anche a Giappone e Sud-est asiatico, dove i costruttori locali affrontano sfide competitive. In Giappone, Nissan e Honda hanno firmato un accordo per sviluppare insieme il software delle auto connesse, un terreno su cui i rivali cinesi e Tesla sono già avanti. Nel Sud-est asiatico, le vendite di elettriche sono più che raddoppiate nel 2025, superando il mezzo milione di unità. Nei mercati emergenti esclusa la Cina, il 60% delle elettriche vendute arriva comunque dalla Cina.
Il mercato americano rimane chiuso ai marchi cinesi su più fronti contemporaneamente.
Il risultato è un mercato americano che resta chiuso ai marchi cinesi su più fronti contemporaneamente, quello legislativo, quello regolatorio e ora quello diplomatico, mentre l’Europa prova a regolare l’ingresso con i dazi invece di vietarlo del tutto. L’incontro tra Trump e Xi la settimana successiva dirà se la linea della Casa Bianca resterà quella della lettera del 18 settembre o se si aprirà a qualche forma di compromesso sulla produzione locale.
