Tania Terrin, la violenza dell’ex fidanzato dell’assassino e la mancanza di protezione

Tania Terrin racconta la violenza subita da Dino Keber, l’ex fidanzato dell’assassino, e la mancanza di supporto nel sistema di protezione delle vittime.

Una donna racconta la violenza subita da un ex fidanzato e la mancanza di supporto nel sistema di protezione delle vittime
Una donna racconta la violenza subita da un ex fidanzato e la mancanza di supporto nel sistema di protezione delle vittime

La storia di Tania Terrin, una donna che ha vissuto una relazione violenta con Dino Keber, l’ex fidanzato dell’assassino, ha rivelato una serie di episodi di abuso, minacce e manipolazione. La donna ha raccontato come l’uomo, noto per la sua violenza, l’abbia quasi uccisa e cercato di scaricare la colpa su di lei. La relazione, che si è conclusa due anni fa, ha visto Tania sottoposta a un’esperienza traumatica, con episodi di violenza fisica e psicologica che hanno portato a una denuncia e a un tentativo di fuga. Tuttavia, il sistema di protezione delle vittime di violenza non ha offerto la tutela necessaria, e la donna ha espresso la sua frustrazione per l’assenza di interventi concreti.

La violenza e le minacce dell’ex fidanzato

Dino Keber, noto per la sua tendenza a mettere le mani addosso alle donne, ha avuto una relazione con Tania Terrin che si è trasformata in un’esperienza di sofferenza. La donna ha raccontato come l’uomo l’abbia picchiata, minacciata e perseguitata per anni, fino a quando non ha deciso di denunciare. «Lui ogni volta usava come scusa la sua malattia, il diabete. Diceva che non era colpa sua se diventava violento, che lui era una persona buona, ma la sua malattia lo trasformava in “Mr.Hyde”», ha spiegato Tania. La violenza non si è limitata a lei: l’uomo ha anche aggredito la madre di sua figlia, spaccandole tutti i denti davanti.

La denuncia e l’assenza di supporto

La denuncia di Tania è stata fatta in agosto, ma il sistema non ha offerto il supporto necessario. «Tutti gli avvocati che ho chiamato in quel periodo per il gratuito patrocinio erano in ferie e nessuno poteva seguirmi prima di due mesi», ha spiegato. La donna ha cercato anche il supporto psicologico attraverso il Telefono azzurro, ma l’appuntamento più vicino era dopo la metà di settembre. «Mi sono sentita completamente abbandonata a me stessa», ha detto. La paura di Dino non è mai passata, e la donna ha evitato ogni luogo in cui c’era la possibilità di incrociarlo, anche dopo la fine della relazione.

La morte di Dino Keber, avvenuta dopo che la donna aveva denunciato la violenza, ha dato a Tania una sensazione di liberazione. «Soltanto da quando ho saputo che si è tolto la vita mi sento al sicuro, libera di uscire», ha detto. Tuttavia, la donna ha espresso la sua frustrazione per il fatto che il sistema non abbia adottato misure preventive. «Tania si poteva salvare, si doveva salvare», ha sottolineato. La donna ha chiesto che venga fatta una perizia psicologica per valutare il rischio di recidiva da parte dell’uomo, e ha sottolineato che non si può continuare a valutare la pericolosità di una persona solo sulla base di una denuncia.

La storia di Tania Terrin rappresenta un caso emblematico di violenza domestica e di mancanza di supporto per le vittime. La donna ha espresso la sua frustrazione per l’assenza di interventi concreti e ha chiesto una revisione del sistema di protezione delle vittime di violenza. La sua esperienza potrebbe diventare un caso di studio per migliorare le politiche di tutela delle donne in situazioni di abuso. La sua voce, sebbene dolorosa, è un appello per un sistema più sensibile e reattivo alle violenze domestiche.