Stipendi delle donne nel metalmeccanico: gap retributivo del 12% secondo Fiom
Dati Fiom: nel settore metalmeccanico italiano le donne guadagnano il 12% in meno degli uomini, con un divario che varia tra categorie professionali.
Un nuovo studio della Fiom ha evidenziato un gap retributivo del 12% tra uomini e donne nel settore metalmeccanico italiano. Secondo i dati, le donne guadagnano in media il 12% in meno rispetto ai loro colleghi uomini, un divario che si traduce in un salario lordo annuo medio di 39.584 euro per le donne e 44.985 euro per gli uomini. L’analisi si basa sui rapporti periodici sulla situazione del personale maschile e femminile relativi al biennio 2024-2025, che ha rivelato una presenza femminile del 21,5% tra i 476mila dipendenti diretti considerati. Il divario retributivo, che si attesta al 12%, è dovuto a diversi fattori, tra cui l’uso del lavoro part time e la distribuzione diseguale del lavoro agile tra i generi.
Disparità salariale e ruolo del lavoro part time
Lo studio sottolinea come il lavoro part time, che riguarda il 3,68% dei dipendenti, sia una componente chiave del divario. La distribuzione di questo tipo di contratto è molto squilibrata: solo l’1,3% degli uomini ha un contratto part time, mentre il 12,2% delle donne. Questo dato contribuisce a spiegare una parte della minore retribuzione media femminile, poiché un orario ridotto comporta uno stipendio più basso a parità di livello. Inoltre, il lavoro agile, che interessa circa un dipendente su quattro, mostra differenze significative: lo adotta il 23,5% degli uomini e il 37,1% delle donne. Questo uso diseguale del lavoro agile potrebbe influire ulteriormente sulle retribuzioni medie.
Salario strutturale e accessorio: dove nasce il divario
La Fiom ha distinto tra salario strutturale e salario accessorio per analizzare meglio le cause del gender pay gap. Il salario strutturale, definito dalla contrattazione collettiva, comprende stipendio base, scatti di anzianità e indennità previste dal contratto. Su questa componente, il divario di genere è intorno all’8,5%. A pesare sono il diverso inquadramento professionale e l’uso più ampio del part time tra le donne. Il salario accessorio, invece, che include premi, bonus e altre voci variabili, mostra un divario più ampio: il gap arriva al 23,6%. Questo aspetto è visto come una priorità per il sindacato, che punta sulla contrattazione per ridurre le disparità.
La segretaria nazionale Barbara Tibaldi ha commentato i dati, sottolineando che la contrattazione genera uguaglianza. «Di fronte a un simile quadro si conferma l’impegno della Fiom contro il divario di genere», ha detto Tibaldi. L’analisi ha anche evidenziato un segnale positivo nei grandi gruppi industriali, dove il divario si riduce all’8,3%. Questo risultato, ottenuto su un campione di 55 grandi aziende con circa 170mila dipendenti, è attribuito alla contrattazione integrativa consolidata. La Fiom ritiene che il rafforzamento della contrattazione collettiva e degli strumenti di monitoraggio dei dati retributivi sia la leva principale per agire concretamente sul divario di genere nel settore.
