Albania, proteste contro il resort di Kushner: «Il governo ci ha derubato della nostra terra»
Proteste in Albania contro il resort di Kushner: il governo accusato di vendere la terra ai ricchi.

L’Albania è in fermento. Da oltre sessanta giorni, migliaia di persone a Tirana protestano contro il governo, accusandolo di aver venduto la terra ai ricchi e di mettere in pericolo il patrimonio naturale del paese. Le manifestazioni, che si svolgono ogni sera davanti alla Kryeministria e, nei giorni di seduta, anche davanti al Parlamento, sono diventate un simbolo di una rivolta popolare contro i progetti di sviluppo che, secondo i cittadini, minano la loro identità e il loro futuro. Tra i motivi principali della protesta c’è il resort di Jared Kushner, progetto che ha suscitato indignazione e preoccupazione per l’impatto ambientale e la gestione delle terre.
Il resort di Kushner e l’area protetta
L’area protetta Vjosa-Nartë, che si estende per oltre 19mila ettari, è al centro delle proteste. Il cemento è già arrivato nel 2021 con la costruzione del nuovo aeroporto internazionale di Valona, ma i lavori per il resort di Kushner, che prevede hotel, ville e una marina, hanno suscitato reazioni forti. Aulon, un ingegnere 38enne che vive a Valona, racconta come la strada che ha sventrato i pini della penisola di Zvërnec abbia lasciato ferite profonde. «Avere la ghiaia e il cemento sotto i piedi sembra strano e fa male», dice mentre raccoglie le bottiglie di plastica lasciate dal cantiere. La protesta, però, non si limita al resort: si estende a tutta la gestione delle terre e del territorio.
Il governo, guidato da Edi Rama, è accusato di aver venduto la terra ai ricchi senza consultare i cittadini. Kostaq Konomi, sindaco di Zvërnec, spiega che le terre non sono proprietà di chi le ha acquistate, ma di tutti gli albanesi. «Nessuno ci ha consultati e quando ci siamo ritrovati davanti agli occhi la recinzione con il filo spinato siamo rimasti sotto shock», racconta. L’inchiesta sulla frode, che coinvolge il governo e i progetti di sviluppo, ha portato a accuse di corruzione e riciclaggio. Il caso di Artur Shehu, che avrebbe venduto i terreni all’Albania Land Development per circa 110 milioni di euro, è uno dei tanti che hanno scatenato la protesta.

Le proteste si estendono al sistema politico
Le proteste, inizialmente focalizzate sul resort di Kushner, si sono trasformate in una contestazione più ampia del sistema politico. Il deputato Agron Shehaj, leader della formazione di centrodestra Mundësia, spiega che il governo sostiene che la protesta sia contro il genero di Trump, ma in realtà si tratta di una rivolta contro un sistema che privilegia i ricchi. «Chi oggi è in piazza chiede un paese dove poter vivere in modo onesto, lavorando, senza avere sulle spalle un governo corrotto», dice. La protesta, però, non è solo un’azione politica: è anche una difesa del patrimonio naturale e della libertà dei cittadini.
La protesta ha trovato un supporto anche tra i cittadini che hanno deciso di usare i social media per raccontare la loro storia. «Così l’abbiamo raccontata noi sui social, diventando i media della piazza», dice Zhaklin Lekatari, giornalista albanese. La sua voce, come quella di tanti altri, ha reso visibile una protesta che non si limita a un singolo progetto, ma si estende a tutta la gestione del territorio e del potere. La gente ha capito che la loro voce conta e che possono riprendersi le piazze.
La protesta non è solo un’azione politica, ma una difesa del patrimonio naturale e della libertà dei cittadini.
La gente ha capito che la loro voce conta e che possono riprendersi le piazze.
