Coniugi arrestati per un impero delle ‘teste di legno’ e sequestro di 4 milioni di euro
Arresti per evasione fiscale e bancarotta fraudolenta: coniugi accusati di svuotare aziende e accumulare patrimonio

Il 7 luglio scorso, Daniele Lulli e Michela Di Nardo sono stati arrestati per un’inchiesta che ha svelato un sistema di evasione fiscale durato oltre venti anni. Le indagini della finanza hanno portato all’emissione di un decreto di sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro. L’operazione, condotta dai finanzieri del Gico, ha messo in luce un’organizzazione che ha sfruttato società “usa e getta” per occultare profitti e evitare il pagamento delle tasse.
Un sistema di evasione fiscale che ha generato 6,7 milioni di debiti erariali
Il meccanismo si basava sull’uso di società intestate a prestanome, a cui venivano affittati i rami aziendali. I profitti affluivano alla coppia, mentre le tasse non venivano versate, generando un debito erariale di oltre 6,7 milioni di euro. L’impero delle “teste di legno”, come è stato definito, ha coinvolto locali, pizzerie e b&b di lusso, tra cui la catena “Appetito” e la Pantheon Relais. A fronte di redditi dichiarati da semplici impiegati, i coniugi hanno condotto una vita da nababbi, accumulando una villa all’Olgiata, appartamenti di pregio a Roma, immobili in Sardegna, auto di lusso e un’imbarcazione.
Le attività proseguiranno in amministrazione giudiziaria
Le attività commerciali degli indagati, tra cui pizzerie, negozi di souvenir e gestione di b&b, proseguiranno ora in amministrazione giudiziaria. L’inchiesta ha rivelato come, nel corso di quasi dieci anni, una società di ristrutturazione edilizia abbia accumulato un’esposizione debitoria di oltre 180 milioni di euro. Il sistema, che ha visto il trasferimento sistematico di importi rilevanti verso soggetti collegati, ha portato allo svuotamento delle casse societarie e all’abbandono di creditori.
Le accuse variano da bancarotta fraudolenta all’autoriciclaggio dei proventi illeciti. I due imprenditori sono accusati di aver creato un sistema di evasione fiscale che ha generato un danno erariale di 7 milioni di euro. L’ordinanza del tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere per Lulli e Di Nardo, mentre per altre due persone sono stati stabiliti arresti domiciliari e un divieto di esercizio dell’attività di impresa per 12 mesi. La procura della Repubblica ha valutato sussistenti le criticità emerse durante le indagini. Queste hanno permesso di ricostruire condotte distrattive e riciclatori di proventi illeciti. L’operazione ha messo in luce un modello di gestione aziendale che ha sfruttato la complessità delle norme fiscali per accumulare un patrimonio immenso, lasciando allo Stato un buco di 7 milioni di euro.
