Nuove regole sul fringe benefit delle auto aziendali: aumento del 50% per veicoli più vecchi

Nuove regole sul fringe benefit delle auto aziendali: aumento del 50% per veicoli più vecchi

Lavoratori con auto aziendale vedranno aumentare le tasse a partire dal 2026
Lavoratori con auto aziendale vedranno aumentare le tasse a partire dal 2026

Il decreto Omnibus introduce nuove regole sul fringe benefit delle auto aziendali, con un aumento del 50% del valore imponibile per veicoli che superano i cinque anni dalla prima immatricolazione. La misura, approvata in Parlamento e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, riguarda tutti i tipi di alimentazione, comprese le auto elettriche e ibride, e si applica dal periodo d’imposta 2026. L’obiettivo è incentivare il ricambio delle flotte aziendali, ma potrebbe comportare un aumento delle tasse per i dipendenti che utilizzano vetture più datate.

Stretta fiscale sui veicoli più vecchi

La novità principale del decreto Omnibus riguarda i veicoli concessi in uso promiscuo, cioè utilizzati sia per scopi lavorativi che per il tempo libero. Dopo il quinto anno dalla prima immatricolazione, il valore imponibile del fringe benefit aumenta del 50%, portando il valore da 2.000 a 3.000 euro. Questo incremento si applica indipendentemente dal tipo di alimentazione, quindi anche per le auto elettriche e ibride. L’aumento potrebbe comportare un incremento delle tasse e dei contributi a carico del dipendente.

La misura mira a incentivare il ricambio delle flotte aziendali, ma potrebbe aumentare il carico fiscale per i lavoratori con vetture più datate.

Modifiche anche per optional e allestimenti non valorizzati

Un’altra novità riguarda gli optional e gli allestimenti non già valorizzati nelle tabelle Aci e non acquistati direttamente dal lavoratore. Per questi elementi, il valore imponibile del fringe benefit viene aumentato forfettariamente del 5%. La misura si applica anche a veicoli concessi nel 2025, nonostante l’entrata in vigore del decreto avvenga a partire dal 2026. L’obiettivo è garantire una maggiore equità nel calcolo del fringe benefit, ma potrebbe comportare un incremento delle tasse per i dipendenti. La disciplina interviene anche su alcuni dubbi sorti con la legge di Bilancio 2025, confermando la possibilità di assegnare auto ordinate nel 2024 anche dopo il 1° luglio 2025, senza ricorrere al criterio più oneroso del “valore normale”. Questo aspetto potrebbe ridurre il carico fiscale per alcuni lavoratori, ma non per tutti.

Lavoratori con auto aziendale vedranno aumentare le tasse a partire dal 2026, immagine di approfondimento

Effetti sul netto in busta paga

Le nuove regole potrebbero comportare un aumento del reddito imponibile per i dipendenti, con conseguente riduzione del netto in busta paga. Ad esempio, un lavoratore con un fringe benefit auto di 2.000 euro l’anno, dopo il quinto anno dalla prima immatricolazione, vedrà il valore imponibile salire a 3.000 euro. Questo incremento potrebbe comportare un aumento delle tasse e dei contributi, con un impatto variabile in base all’aliquota Irpef marginale e alle addizionali locali.

Per un’auto elettrica, l’aumento del valore imponibile è meno significativo, grazie alla percentuale agevolata del 10%. Tuttavia, per le vetture ibride plug-in e a combustione, l’aumento del 50% potrebbe comportare un impatto più rilevante. I lavoratori con redditi più elevati potrebbero subire una riduzione del netto maggiore rispetto a quelli con aliquote fiscali più basse. Per chi utilizza una vettura aziendale, sarà importante verificare l’anno della prima immatricolazione, il tipo di alimentazione, la data dell’ordine e dell’assegnazione, il regime fiscale applicato e la presenza di optional non valorizzati. Questi elementi influenzeranno direttamente il calcolo del fringe benefit e, di conseguenza, le tasse a carico del dipendente.