Radioterapia in Campania: mancano fondi, la Regione cerca un accordo
Vertenza radioterapia in Campania: mancano fondi, la Regione cerca un accordo per garantire la continuità delle cure.

La Campania si trova a un bivio cruciale per la continuità delle cure di radioterapia, con un’emergenza finanziaria che mette a rischio l’assistenza a migliaia di pazienti. I centri accreditati, rappresentati da Bruno Accarino, presidente dell’Associazione Sindacato Nazionale Radiologi, hanno incontrato i rappresentanti della Regione, tra cui il dirigente in capo Ugo Trama, Pietro Buono e l’ufficio di gabinetto del Governatore Roberto Fico, in una riunione tenutasi ieri pomeriggio a palazzo Santa Lucia. L’incontro, che si inserisce in un contesto di tensioni e ritardi, ha visto le parti cercare un accordo per risolvere una situazione che rischia di bloccare le cure oncologiche in tutta la regione.
Contratti e programmazione in sospeso
Al centro della vertenza c’è il ritardo nella programmazione regionale e il mancato rinnovo dei contratti con le Asl. La Campania, pur disponendo di fondi sufficienti per garantire la continuità delle cure, non ha ancora tradotto in adeguamenti tariffari il nuovo nomenclatore nazionale, che include prestazioni innovative per la radioterapia. «Nel 2025 i centri di radioterapia hanno aggiornato le dotazioni tecnologiche e assicurato ai malati di tumore tutte le innovative cure previste dal tariffario Lea – spiega Accarino – ma continuano ad operare con il vecchio e inadeguato budget e senza alcun adeguamento del contratto.»
La situazione si complica ulteriormente con la programmazione regionale ferma da oltre un anno. Alla fine dello scorso anno, si registravano mancanze di circa 40 milioni di euro di cure radioterapiche anticipate, a fronte di 45 milioni già erogati. «Per mesi si è aspettato dalla nuova giunta un adeguamento del budget e nuovi contratti e invece dopo settimane di lettere, incontri e promesse siamo a fine luglio e sono ancora da definire la programmazione del budget, l’entità degli stanziamenti e i contratti che per legge legano le attività di assistenza delle strutture erogatrici alle Asl di appartenenza», ha sottolineato Accarino.
La Campania in cassa ha i fondi per garantire la continuità delle cure, ma non li ha ancora tradotti in azioni concreti.
Le alternative per i pazienti
Di fronte a un scenario peggiore, i pazienti potrebbero essere costretti a rivolgersi a una rete pubblica che assorbe solo il 30% dei fabbisogni, con gravi carenze di personale tecnico. Oppure, potrebbero optare per l’emigrazione sanitaria di confine, un problema che ha messo in discussione la governance della Salute in Campania. «La mancanza di certezze sulle risorse ai centri accreditati di radioterapia in Campania costituisce un grave vulnus per il diritto alla salute dei cittadini», ha sottolineato Gennaro Sangiuliano, capo dell’opposizione in Consiglio regionale.
Il tavolo avviato ieri in Regione lascia intravedere uno spiraglio per un accordo, ma servono atti concreti. «Domani continueremo il confronto, ma servono atti concreti», ha concluso Accarino. La situazione, se non risolta, rischia di avvitare il governo della Salute in una nuova stagione di contenziosi, ingiunzioni di pagamento e maggiori spese legali, che 20 anni fa fecero da innesco al debito, solo di recente rientrato.
La crisi della radioterapia segue quella delle Case di cura, dei pronto soccorso accreditati e delle strutture di riabilitazione, che operano con tariffe inadeguate e contratti scaduti.
La Campania, pur disponendo di risorse, non ha ancora trovato una soluzione definitiva. Il confronto tra le parti, sebbene promettente, dovrà affrontare numeri, fabbisogni, tariffe e risorse in modo concreto. La mancanza di un accordo potrebbe mettere a rischio non solo le cure oncologiche, ma anche la credibilità del sistema sanitario regionale. La Regione, con la sua apertura, ha dato un segnale positivo, ma il futuro dipende da decisioni concreti e tempestive.
