Nuove regole UE sugli affitti brevi: stress abitativo, limiti e zone rosse

Nuove normative europee sugli affitti brevi: limiti, stress abitativo e zone rosse. Dibattito in Italia e in Europa.

Dibattito in Italia e in Europa sulle nuove regole sugli affitti brevi e il rispetto della proprietà privata
Dibattito in Italia e in Europa sulle nuove regole sugli affitti brevi e il rispetto della proprietà privata

La Commissione Europea ha approvato nuove regole sugli affitti brevi, mirate a mitigare il problema del stress abitativo e a introdurre limiti alle attività di affitto turistico. Le normative, che entreranno in vigore a partire dal 9 settembre, prevedono l’introduzione di zone rosse, limiti al numero di case per host e una graduale introduzione di restrizioni in base al livello di stress abitativo. L’obiettivo è tutelare il bene comune, ma non limitare la proprietà privata. In Italia, la polemica è forte, con il centrodestra che accusa una “follia inaccettabile” e il Pd che difende la proposta come misura di buon senso.

Stress abitativo e criteri di valutazione

Le nuove regole si basano su un criterio chiave: lo “stress abitativo”, definito come la situazione in cui i prezzi degli immobili superano di almeno otto volte il reddito mediano disponibile dei residenti. Questo fenomeno deve essere certificato da dieci anni di crescita del divario tra prezzi e reddito, con un danno abitativo per almeno tre anni consecutivi. La procedura prevede che ogni cinque anni vengano effettuate verifiche sulle condizioni di stress, per garantire un monitoraggio costante.

La proposta prevede che le amministrazioni locali possano calibrare le restrizioni a seconda del livello di stress abitativo. L’approccio è graduale, che va dal numero di giorni all’anno in cui un immobile può essere destinato all’affitto breve al numero di immobili che uno stesso host può mettere sul mercato. Ma le limitazioni possono pure riguardare l’approccio, avvantaggiando quello occasionale a discapito di quello più commerciale.

Zone rosse e limiti alle attività di affitto

Le aree denominate “zone rosse” sono quelle in cui non saranno possibili attività di affitto breve, salvo in casi eccezionali. Tuttavia, la normativa include una clausola importante: non è prevista alcuna limitazione alla proprietà privata. Inoltre, le amministrazioni locali potranno adottare restrizioni più radicali, come l’obbligo di cambi di destinazione d’uso per gli immobili destinati agli affitti brevi o l’esclusività di alcune case per l’abitazione di lunga durata.

La principale clausola, però, è pensata proprio per preservare lo spirito del social housing. E cioè: nessuna restrizione può essere prevista se l’immobile messo in affitto è quello in cui l’host vive stabilmente. L’estrema ratio prevede il divieto di acquisizioni di immobili in una data area per usi diversi da quello residenziale. La proposta è stata difesa a spada tratta dall’europarlamentare Pd Irene Tinagli, che ha respinto le accuse del centrodestra, definendole “allucinata”. Secondo Tinagli, la proposta rispetta il principio di autonomia dei sindaci e governatori, e non è volta a vietare gli affitti brevi, ma a tutelare il bene comune.

In Italia, la polemica è infiammata, con il centrodestra che accusa la proposta di “follia inaccettabile”. La Lega, con Isabella Tovaglieri, ha espresso un giudizio simile, mentre il Pd difende la misura come un passo necessario per equilibrare la tutela del bene comune e l’attrattività turistica. Il sindaco di Barcellona, tra i sostenitori della proposta, ha sottolineato l’importanza di un quadro normativo a cui fare riferimento, soprattutto per gli amministratori che fino ad oggi hanno dovuto agire in modo autonomo. Le nuove regole rappresentano un passo significativo per il mercato degli affitti brevi, ma anche un punto di contenzioso tra le diverse posizioni politiche. La Commissione Europea ha cercato di trovare un equilibrio tra tutela del bene comune e rispetto della proprietà privata, ma il dibattito non è ancora concluso.