Brigadiere Restaneo vittima di una tempesta mediatica durante le indagini

Brigadiere Luca Restaneo accusato di responsabilità per morte di Bessioud, avvocati denunciano tempesta mediatica e richiedono accertamenti imparziali.

Brigadiere in uniforme in piedi davanti a una porta, durante una perquisizione, con manifestanti fuori
Brigadiere in uniforme in piedi davanti a una porta, durante una perquisizione, con manifestanti fuori

Il brigadiere Luca Restaneo, coinvolto nelle indagini sulla morte del venticinquenne Mohamed Amin Bessioud, è stato definito «vittima di una singolare tempesta mediatica» dai suoi avvocati, Antonio Ingrosso e Ernesto Gallo. L’incidente, avvenuto il 23 luglio 2026 durante una perquisizione domiciliare a Cosenza, ha visto il giovane precipitare dal balcone della sua abitazione. Gli avvocati del brigadiere denunciano una campagna mediatica che, secondo loro, ha esposto il loro assistito a rischi personali e familiari, senza attendere i risultati delle indagini. La Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo per ricostruire la dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità.

Indagini in corso e richiesta di accertamenti imparziali

La Procura di Cosenza ha avviato gli accertamenti per ricostruire il fatto storico e verificare le circostanze che hanno preceduto la caduta del giovane. Gli avvocati Ingrosso e Gallo hanno richiesto che ogni valutazione sia affidata agli accertamenti dell’autorità giudiziaria, contestando le accuse rivolte pubblicamente al brigadiere prima della conclusione delle indagini. «I processi si celebrano nelle aule di giustizia», hanno ricordato i legali, sottolineando l’importanza di attendere il completamento delle indagini prima di formulare giudizi sulla condotta dei militari presenti nell’abitazione.

Carriera e prestigio del brigadiere

Luca Restaneo, arruolato nell’Arma nel 1993, ha sempre ricevuto valutazioni eccellenti e ha prestato servizio di tutela e scorta in favore di autorità giudiziarie, militari e politiche. Il sottufficiale ha partecipato a missioni internazionali in Kosovo, Iraq, Ecuador e Kenya, ricevendo riconoscimenti ed encomi dai propri superiori. I suoi avvocati hanno richiamato questi elementi per contestare la rappresentazione pubblica del loro assistito e sostenere la necessità di evitare giudizi anticipati sulla sua condotta. La campagna mediatica che si è sviluppata attorno al caso viene definita «un J’accuse camuffato da una richiesta di verità e giustizia». Gli avvocati denunciano una tendenza a considerare responsabili gli appartenenti alle forze dell’ordine prima ancora che le autorità competenti abbiano concluso gli accertamenti. Un meccanismo che, nella loro prospettiva, rischierebbe di costruire pubblicamente dei colpevoli prima del processo. La richiesta di accertamenti rapidi e imparziali è al centro delle loro richieste, con l’obiettivo di fare emergere la verità sull’accaduto senza lasciare zone d’ombra.

Manifestazioni e prese di posizione anticipate

Proprio durante il svolgimento delle indagini si è tenuta una manifestazione pubblica per chiedere verità e giustizia sulla morte del giovane. I legali di Restaneo giudicano «imprudenti» e «inopportune» le prese di posizione assunte quando il quadro investigativo non è stato ancora definito. La loro critica riguarda in particolare l’attribuzione anticipata di responsabilità al brigadiere sulla base di ricostruzioni che, sostengono, non sarebbero fondate su elementi oggettivi. La Procura di Cosenza, inoltre, ha trasmesso i fascicoli a Vibo e al Pugliese, senza criticità rilevate.