Inflazione in aumento in Gran Bretagna, ristoranti affrontano un mercato in rapida trasformazione

Inflazione in Gran Bretagna, ristoranti affrontano un mercato in rapida trasformazione

Ristoranti in Gran Bretagna affrontano un mercato in rapida trasformazione a causa dell'inflazione e dei costi crescenti
Ristoranti in Gran Bretagna affrontano un mercato in rapida trasformazione a causa dell’inflazione e dei costi crescenti

Un mercato in movimento: chiusure e aperture in rapida successione

In Gran Bretagna, il settore della ristorazione vive un periodo di forte dinamismo, con un numero record di chiusure e aperture in un breve lasso di tempo. Tra marzo e giugno, 1.839 attività dell’hospitality con licenza hanno chiuso, pari a circa 20 locali al giorno. Tuttavia, il mercato non si è fermato: nello stesso periodo sono state registrate 1.794 nuove aperture, mantenendo un saldo di appena 45 locali in meno rispetto al periodo precedente. Questo scenario indica una sostituzione rapida di attività, con un mercato che non si restringe ma si trasforma in modo continuo.

La pressione dei costi, in particolare, ha giocato un ruolo cruciale in questa evoluzione. A giugno, i prezzi di cibo e bevande acquistati dall’hospitality britannica sono saliti dell’1,8% in un solo mese, un aumento che ha riportato al centro l’attenzione sul problema dei costi. L’indice Foodservice Price Index, che misura i prezzi di approvvigionamento, ha raggiunto quota 153,1, dopo un calo dello 0,1% a maggio. Questo dato, pubblicato da NIQ e Prestige Purchasing, conferma un trend di crescita dei prezzi che si è consolidato nel tempo.

La filiera alimentare si dimostra fragile, con costi in aumento che non si arrestano.

Pressione sui costi: un problema che non si placa

La crisi dei costi non riguarda solo i prezzi dei beni di consumo, ma si estende a tutta la filiera alimentare. Caldo estremo in Europa, problemi nelle forniture, carenza di bestiame e limiti alle quote di pesca stanno esercitando una pressione crescente sulle materie prime. Anche verdure e latticini, che avevano contribuito a contenere l’inflazione nei mesi precedenti, sono tornati a rincarare. Questo aumento dei prezzi si verifica proprio quando molti operatori speravano in un sollievo, rendendo il contesto ancora più complesso.

Shaun Allen, CEO di Prestige Purchasing, ha definito l’aumento mensile dell’1,8% «un duro promemoria di quanto rimanga fragile la filiera alimentare». Reuben Pullan di NIQ ha osservato che le speranze dell’hospitality di ottenere sollievo dal calo del petrolio «sono state deluse a giugno». Secondo NIQ, l’inflazione cumulata dei prezzi di cibo e bevande destinati all’hospitality britannica ha superato il 30% dall’inizio del 2022, con un aumento quasi del 30% in quattro anni.

Un aumento dei costi che ha reso la gestione di un ristorante sempre più difficile.

Questo contesto di pressione sui costi ha portato a decisioni drammatiche per alcuni operatori. Il caso di The Oyster Club, che ha chiuso dopo sette anni, e la scelta di Tom Kerridge, cuoco stellato che ha scelto di concentrarsi sul proprio brand piuttosto che sul ristorante, mostrano come la crisi si estenda a tutta la filiera. Altri esempi, come il bistrot di un ristorante stellato Michelin, indicano una difficoltà che coinvolge ormai l’intero settore britannico.

Nonostante le chiusure, il mercato non si arretra: il numero di aperture rimane elevato, con un saldo di 45 locali in meno. A fine giugno, la Gran Bretagna contava 98.564 esercizi, solo lo 0,2% in meno rispetto a un anno prima. Questo indica che il settore non si ferma, ma si trasforma, con un turnover elevato e una continua ricerca di nuove soluzioni per sopravvivere. La pressione dei costi diventa così un gigantesco processo di selezione: la domanda c’è ancora e gli imprenditori continuano a investire, ma mantenere in vita un ristorante, un pub o un bar diventa sempre più difficile. E se i prezzi degli approvvigionamenti riprendono a correre proprio quando molti speravano nel contrario, quel ricambio rischia di accelerare ancora.